Quella bella intuizione del F.R.E.M. Quartet

di Filippo Davoli

Definire una formazione stralunata e strampalata come il F.R.E.M. Quartet è impresa quasi titanica. Anzitutto perché, più che una formazione musicale in senso stretto (e in senso stretto proprio non lo era) e più che un’operazione studiata (e non era nemmeno questo), si trattava della necessità di trasformare in altro l’amicizia che stava legando il sottoscritto e il pittore Marco Grioli, il percussionista Roberto Sleepin’ Angeletti e il chitarrista Emanuele Franceschetti.

Con Emanuele ci si conosceva già: giovane poeta dall’impronta già delineata, nonché valente chitarrista montegranarese, allievo di Roberto Zechini, era stato tra i primi – insieme a Davide Tartaglia e Jonata Sabbioni – a contattarmi per avere un parere sulla propria scrittura.
Marco Grioli, invece, l’avevo cercato e rintracciato io, dopo essere rimasto folgorato da alcune sue tele esposte in una gelateria maceratese.
L’unico che faccio fatica a ricordare come l’abbia incrociato è proprio Roberto Angeletti.

Faccio fatica a ricordare, probabilmente, perché – come spesso accade in una città che è in realtà “un equivoco” (come amo ripetere, trattandosi infatti di un piccolo borgo che non arriva a cinquantamila abitanti) – almeno di vista ci si conosce da sempre un po’ tutti quanti. E quello spilungone dai lunghi capelli biondi, evocante un vichingo ma forse – più ancora – un antico franco (la nostra zona è piena di reperti carolingi), non era certo tipo da passare inosservato: magro, rugoso, occhio per contro vividissimo e attento, voce calda e profonda, delicatezza d’animo e di modi, spiccata ironia, abbigliamento perennemente casual tendente ai ’70, tra la nostra gente era più noto col nome d’arte di Deejay Sleepin’: che tutto faceva meno che far dormire con i suoi eccellenti mixaggi, ma – come già detto – l’ironia di cui era portatore sanissimo aveva saputo ricavarsi quel nome ossimorico. Sì, ai più era noto come un bravissimo deejay.

Ricordo invece molto bene, direi indelebilmente, le molte serate passate a raccontarci la vita di perenni spiantati, ma anche le intuizioni di un amore (quello per la musica, ma anche per la poesia, per la fotografia, per l’arte tutta) che pian piano ci hanno tutti e quattro coinvolti e stimolati a cercare una via comune, un intreccio, un’occasione di raccordo. Correva l’anno 2012.

un fotoritocco del F.R.E.M.

Intorno a noi gravitavano altri amici ed amiche, anch’essi implicati nel “non-progetto”: la pittrice Irene Dipré, il fotografo e architetto Carlo Ottaviani (cui dobbiamo un bel servizio in bianco e nero che racconta l’esordio in pubblico del F.R.E.M.), quà e là  Luca Morici, altro bravo pittore, e il contrabbassista Nico Iommi, il trombettista Filippo Cappelletti che suona jazz soffiando nei tubi delle gronde, etc.
Gente poco comune che, in determinati snodi della vita, ha chissà perché l’agio di confluire nel medesimo posto, anche senza l’ombrellino e la valigetta di Mary Poppins.

da sin.: in piedi, Marco Grioli; seduti: Filippo Davoli, Roberto Angeletti, Emanuele Franceschetti (foto di I. Dipré, 2012)

E il bravissimo deejay era invece soprattutto un eccellente percussionista: che finalmente mi diede modo di vedere da vicino un pandeiro e un berimbau. E di sentirli suonare live, grazie al tocco magico delle sue mani lunghissime e nodose. Per me, avvinto come l’edera alla MPB dagli anni dell’adolescenza, un regalo senza pari. Era come veder piovere, nelle stanze di fortuna che ci accoglievano in quei pomeriggi di delizia, Milton Nascimento insieme ai suoi angioletti neri di Minas Gerais; o farsi presente la voce risonante di Vinicius sottolineata dalla chitarra di Baden Powell; e con loro Jobim, Chico Buarque, Elis Regina, Maria Bethania, Dorival Caymmi, e Pixinguinha, fino a Carlo Marrale dei Matia Bazar – che magari fosse stato presente per davvero: la festa durerebbe ancora!

un’altra rilettura scherzosa del F.R.E.M.

Le nostre erano “jam sessions” a tutto tondo: nessuna prova precedente, si andava a sintonia. Se c’era, qualcosa usciva: erano i libri che avevamo commentato sere prima, o l’eco di manicaretti dell’ultim’ora, o i quadri che ci sapevano stordire; altrimenti silenzio. Marco Grioli si portava appresso dei lenzuoloni e una sterminata serie di colori e pennelli; poi la magia iniziava. Le tela registrava – come un elettrocardiogramma – le note e le parole, le voci e le pause. E ognuno di noi, in fondo, partecipava dell’esperienza dell’altro. Eravamo la forza del nostro incontro quotidiano, del nostro parlarci e frequentarci, del nostro metterci in comune con semplicità ma anche con attenzione reciproca e fondante.

un altro divertente fotoritocco del F.R.E.M.

F.R.E.M. stava per Filippo, Roberto, Emanuele, Marco. Le nostre iniziali. E arrivò pure qualcuno che credette in noi come gruppo (singolarmente ci conoscevano già, ognuno nel nostro specifico campo d’azione): fu tuttavia il critico d’arte Lucio Del Gobbo, che trovandosi ad allestire la Mostra-Omaggio “La casa di Peschi. Il perimetro del pensiero” in onore dello scultore Umberto Peschi presso Palazzo Buonaccorsi a Macerata, ci offrì la chance (unica e ormai, purtroppo, irripetibile) di un esordio pubblico durante la serata dell’inaugurazione.

da sin.: Marco Grioli, Emanuele Franceschetti, Filippo Davoli, Roberto Angeletti (foto di I. Dipré, 2012)

Ricordo che, tra un verso e un colore, tra un accordo e un graffio sulla pelle dei tamburi, mi permisi (accorgendomene quando era troppo tardi per tornare indietro) un sottofondo sussurrato della melodia di The day of wine and roses: un pianissimissimo quasi tra le lacrime, tale e tanta erano l’imbarazzo ma anche la commozione per tutta quella semplice bellezza che si dischiudeva intorno e in mezzo a noi.
Ci accorgevamo di non esserci sbagliati, che quella piccola cosa rappresentava un sicuro traguardo dialogante, ed anche un’occasione aperta ad altri. Un invito che si rilanciava di sguardo in sguardo, di ammiccamento in ammiccamento, nel mentre che si porgeva attraverso di noi.

Mary Poppins è ripartita, al tempo stabilito. Le incombenze della quotidianità ci hanno riassorbito. Giusto un anno fa, reincontrando Roberto al bar, seduti davanti a un buon caffè, ci siamo accorti che erano già passati sei anni.

Roberto Angeletti

Avevamo deciso di rivederci tutti, magari sotto le Feste. Una cenetta tra buoni amici un po’ ammaccati dalla vita, ma sempre di buon umore e propositivi (che forse è un po’ anche una prerogativa di noi nati a metà degli anni ’60). Roberto, però, ci ha lasciati qualche settimana fa, all’improvviso. In punta di piedi. Una malattia veloce e senza contraddittori.

 

Con Marco, allora, abbiamo deciso di rompere gli indugi senza aspettare oltre. E’ così che è nato il progetto (stavolta sì) di una “Piccola personale dialogante” tra poesia e pittura, che si inaugurerà il prossimo sabato 4 maggio alle ore 18 a Recanati, presso “SpazioCultura” in Via Roma 31.

E all’interno della mostra, un angolo sarà interamente dedicato a Roberto.Stavolta all’inaugurazione sarà con noi, con la sua chitarra e le sue nuove canzoni, l’amico cantautore Enzo Nardi. Ma speriamo che, nell’arco dell’intera mostra – che sarà aperta fino al 25 maggio prossimo – anche Emanuele torni a fare capolino, e con lui altri amici, altre occasioni, altre avventure.

Le arti in dialogo – sia al chiuso di un laboratorio che nello slargo della vita quotidiana – continuano a intrecciare discorsi e a far crescere gli uomini.

il manifesto della Mostra

 

aBulescence. Note in calce di Matteo Belli

Matteo Belli è un giovane pianista e direttore d’orchestra, nonché compositore, nato a Fiesole nel 1987. Ci conosciamo da alcuni anni. Una bella amicizia, fatta di poesia e di musica, ma sempre nel segno dell’umano. Lontano da ossessioni e idolatrie, vivendo i nostri retroterra per quello che sono: il bagaglio che ci compete e ci rimette in discussione ogni giorno. 
L’anno scorso (o due anni fa?), Matteo ci ha confidato l’intenzione di trasferirsi – almeno per un tempo – negli Stati Uniti. Da quella trasferta, rivelatasi quanto mai opportuna, è nata “aBulescence”: è lui stesso a raccontarci di cosa si tratta, in questo “brogliaccio” che vuole aprire una nuova rubrica di Nuova Ciminiera: “Note in calce”, dedicata ai backstage degli artisti; i “dietro le quinte” di cui generalmente non si parla e che invece sono, quanto meno, interessantissimi. 

aBulescence
musiche di M. Belli e J. S. Bach

13 Febbraio 2019, 
Leith Symington Griswold Hall – Peabody Institute (The Johns Hopkins University) – Baltimora, Stati UnitiL’idea di aBulescence è nata l’anno scorso durante i miei studi al Peabody Institute della Johns Hopkins University, dove ho avuto l’onore di lavorare con un compositore della statura di Michael Hersch. In questo concerto, ho programmato due lavori da camera, “Lei, piangente” e “Mysterion”, rispettivamente eseguiti in prima americana e prima assoluta, insieme a tre brani per pianoforte solo. In alternanza alle mie composizioni, ho inserito alcuni movimenti dalle Suites per violoncello solo di J.S.Bach, in un vero e proprio dialogo in cui emerge sia l’influenza della scrittura bachiana per violoncello, strumento presente in entrambi i miei brani, che una comune finalità espressiva.Ho aperto il concerto con “aBulescence”, “Crystal Tune” e “Melody”, tratti dal ciclo Songs f(or) a Loss per pianoforte solo, una sorta di diario musicale che da anni accompagna la mia scrittura. Ciascuna pagina nasce quasi di getto in forma di aforisma dal flusso creativo di un altro lavoro più esteso, della cui esplosione rappresenta come un ultimo e lontano frammento, con una propria risonanza aperta a nuove suggestioni.

Il secondo pezzo, Lei, piangente (On a Shore of Cries) per flauto, clarinetto, vibrafono, violoncello e pianoforte, è stato finalmente eseguito in premiere americana, dopo due recenti eventi al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino (giugno 2018) e all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles (dicembre 2018). Nell’estate 2017, quando ricevetti la commissione del lavoro dalla residenza artistica Camere Contemporanee presso la Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, il tema del festival era “Contemplazione ed estasi”. Decisi così di ispirarmi ad una lontana ed eppur vivida esperienza, accadutami con “Nude Woman with Neclklace” (1968) di Pablo Picasso, opera in cui egli dipinse la sua seconda moglie Jacquelin Roque. Durante quella visita al Tate Modern di Londra, mi sentii investito da un’energia suadente, primordiale, che fuoriusciva con una propulsione gentile. Questa esperienza di contemplazione ed estasi – il quadro che mi guardava e inondava e viceversa – è stato in qualche modo il retroterra emotivo e concettuale da cui ho concepito la natura del mio brano, con le sue oscillazioni tra la assertività della sezione ritmico-propulsiva centrale, così chiara nel suo crescendo progressivo ed inesorabile, e la nebulosità o vaghezza  sia della prima parte che del finale, in cui le armonie suadenti e le brevi cellule motiviche si susseguono sì con direzione, ma non senza lievi margini di imprevedibilità, come alludendo a diverse possibilità di sviluppo.

Il cuore del programma è rappresentato da Mysterion, prima bozza di un’opera-oratorio ispirata al film “Stalker” (1979) di Andrej Tarkovskij, dal cui nucleo espressivo ho tratto il titolo del concerto. È proprio il tema dell’abulìa che è diventato poco a poco il tema preponderante di questo progetto, poiché i personaggi tarkovskiani mi hanno affascinato per l’inquietante implosione della loro energia volitiva – implosione che rappresenta soprattutto l’abdicazione della coscienza in favore di una tranquillità, come si direbbe, “borghese”.

 

Con la preziosissima collaborazione dei musicisti del Peabody Institute: Arianna Arnold, Katelyn Aungst, Hilo Carriel, Sandra Chang, Tess Clark, J.T.Hassell, Andrew Im, Gyu Ri Kim, Elias Leceta, Hang Liu, Mafalda Santos.
Grazie infinite,
Matteo

 

 

Matteo Belli

Matteo Belli (Fiesole, 1987) è un compositore, direttore e pianista attivo sia in Italia che negli Stati Uniti. La sua musica per orchestra, ensemble, quartetto d’archi, duo e pianoforte solo è stata eseguita dall’ Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra da Camera Fiorentina, Peabody Symphony Orchestra, Ensemble degli Intrigati, Ensemble di Musica Contemporanea “L.Dallapiccola”, Ensemble DMC della Scuola di Musica di Fiesole, Altre Voci Ensemble e Solisti dell’Orchestra da Camera Fiorentina. Fortissima la sua fascinazione per le arti visive e la letteratura, insieme a tematiche di attualità.