In memoria di Anna Elisa De Gregorio

di Jacopo Curi

Quando si parla di maestri: quello che per me è stata Anna Elisa De Gregorio. Con il suo garbo, la sua eleganza, la sua misura. Con quella sua maniera discreta, di una tenerezza tutta sua, tra le più rare. Con quei suoi cenni di affetto – uno sguardo, una carezza, l’aggiustarti il colletto della camicia, le pieghe della maglia, l’avvicinarsi piano e in silenzio.
Una poeta studiosa, colta, umile, appartata, del cui talento, però, si accorgevano tutti, trovando nei suoi versi una vertigine orizzontale e limpida, una pienezza dimessa – come a dire: mi concedo quel tanto che basta –, una completa adesione al dato fisico e metafisico della vita.
Il modo che aveva Anna Elisa di vedere nelle persone – di calibrare il dire, poco ma utile, adeguato, preciso. L’amicizia che la legava a tutti, indistintamente.
Se ne è andata in punta di piedi, così come era vissuta. Una poeta gentile, Anna Elisa, nella persona e nelle parole; un mondo, il suo, tutto ordinato, tutto dentro, tanto profondo, che ci lascia una serie di ricordi dentro uno dei suoi riccioli argentati, tra l’inchiostro e il bianco delle sue pagine.
Da Le rondini di Manet (Polistampa 2010)

Variazioni sul tema

Come certe foglie appena nate
prima d’essere verdi
sono macchie leggere di terra
trattengono il ricordo del tronco

ricercano a fine estate lo stesso
colore materno appena più opaco
per cadere abbandonato corpo
nel mondo reti di altrove.

 

Da Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012)

Nulla due volte

Neanche più noiosa la mosca
alla fine del suo corso,
guadagna in trasparenza
il già trasparente volo.

Confusa dai tradimenti delle ali
troppo rigide per sfidare l’aria,
subisce una quinta stagione
dentro la città di polveri calde.

Per affaticati spostamenti,
in lentezze esponenziali
lascia il segno d’essere stata
sopra una sola finestra invernale.

Chi non ha più tempo
rallenta la corsa in attese,
s’avvicina, come sa o senza sapere,
al paradosso dell’eternità.

 

Da Corde de tempo (DARS 2013)

Le bole de la schiuma

Ubligata ogni sera,
puntata te na segiula,
strufignava svujata
i piati te l’acquaio
de granija sbreciata.

Co la parnanza streta
a la vita smiciava
gerbi i deti de fiola
cumpagni a saraghine
scumpari te la schiuma.

La scudela na barca
salvata da n naufragio
e n’altra volta fogata,
a la fine risorta
a rimesa tel porto.

Vulava dal cati
le bole de la schiuma,
spechiava la finestra
de cucina e muriva
de gnente, ogni sera.

Le bolle di schiuma – Obbligata ogni sera, / in piedi su una sedia, / strofinava svogliata / stoviglie nell’acquaio / di graniglia sbrecciata. // Con i fianchi abbracciati / dal grembiale, fissava / acerbe le sue dita / alici appena nate / in schiuma scomparire. // La scodella una barca / salvata da un naufragio / e poi ancora sommersa, / alla fine risorta / in rimessa nel porto. // Volava dal catino / una bolla di schiuma, / specchiando la finestra / di cucina e moriva / di niente, ogni sera.

 

Da Un punto di biacca (La Vita Felice 2016)

V (apriti cielo)

Mi ricordo in vetrina
un orologio con l’anima esposta:
i congegni fra loro incatenati
da dentellate ruote,
un eterno ritorno
nel gioco di torture medievali.

Smascherato nel suo corvo il tempo
da chiunque non addetto ai lavori.
In sogno, quella notte,
ho dato un giro di vite sul mondo
e un ordine preciso:
mai guardare nel cuore delle cose.

 

Da L’ombra e il davanzale (Seri 2019)

Die Null

Capitiamo ogni giorno dentro il nulla:
conciliante sospensione
nell’attimo in cui il sonno ci sorprende
e ultima boccata di vuoto al risveglio
prima di arrendersi ai pensieri.

Ma sempre dentro il vuoto
lo spillo di un’ape si aggira:
è quella punta di risentimento
quando si affaccia l’ombra della morte
al davanzale mentre stiamo vivendo.

Anna Elisa De Gregorio (1942-2020), anconetana di adozione, è nata a Siena da genitori campani. Ha pubblicato le raccolte: Le rondini di Manet (Polistampa 2010, prefazione di Alessandro Fo), Dopo tanto esilio (Raffaelli 2012, prefazione di Davide Rondoni), Un punto di biacca (La Vita Felice 2016, con una nota di Francesco Scarabicchi), L’ombra e il davanzale (Seri 2019, prefazione di Maria Grazia Calandrone) e, in dialetto anconetano, Corde de tempo (DARS 2013). Ha ricevuto diversi riconoscimenti di merito, è presente in numerose antologie, ha collaborato con varie riviste letterarie e blog («Poesia», «Caffè Michelangiolo», «Le Voci della Luna», «clanDestino», «Atelier», «L’immaginazione», «Periferie», «Nostro Lunedì», «Poesia 2.0», «Versante Ripido», «Fili di Aquilone») e con l’associazione Versante. Ha organizzato stage presso scuole e circoli culturali sulla poesia haiku.

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