L’estate di Nuova Ciminiera – GIUSEPPE ROSATO

da Il mare (DiFelice Edizioni, 2016)

la copertina del libro

*

Una memoria che il cuore non ha
più, ma giura che sa
che gli ritornerà.

Tutta la gioia che avrà all’incontro
non dice, la tiene da conto
per farsene una novità.

Affidarci a quel suono di treno di là
dal muro, al finito orizzonte
prima che tocchi il mare e il monte.

E udirci parlare piano,
sentire che qualcosa ritorni.

Le corse, il morire dei giorni,
la luna sulla tua mano.

*

Dici ci aspetta il nulla, che però
non è un luogo, né un passo di dogana,
un momento accertabile nel tempo.
Con noi, allora che saremo uguale
nulla, sarà l’impatto un insonoro
incontro, un non visibile
aborto di simbiosi. Andiamo dunque.
Se il nulla che ci aspetta sia
un visto, un nulla osta
per continuare ad essere
quello che già non siamo.

*

Accompagnava un battito di cuore
sconosciuto quella ventura nuova,
io lo sentii tornare ora per ora
a possedermi. Poi fu la quiete,
la grazia della quiete. Durò quanto
durò la vita governata
dal battito chetato
nel fermo approdo. Ogni mattina
una barca moveva dalla rada
e percorreva il giorno, protetto
da ogni furia di vento e di burrasca.
La memoria non dissipi quel tempo
nel tumulto del cuore che ora torna
e non chiede più quiete.

*

La luce dal suo primo nascere
ora scaglia per scaglia a prosciugare
d’ogni giorno che s’apre
la pazienza tenace di oscurare
fino all’ultimo lembo. C’era stata
la grazia del mattino,
dalla rada tu mi facevi cenno
di affrettarmi, non concedevi indugi
alla tua voglia matta di salpare.

*

Se dovesse annunciarsi la demenza
sarà un mattino di smemoratezza
o una notte di insonni ricercari
e poi sentirsi perso nella nebula
ma senza più soffrire il labirinto
cercando ali di cera. Così
andare ignari al transito
per campi senza strade e senza margini,
sentire dolce il vento tra i capelli,
non lancinarvi più l’assenza
di un’amata carezza.

*

Il suono di metallo che mi giunge
è del cantiere, non è lei che chiama,
la campanella sopra il comodino
è immobile. E poi la sua
è troppo esile voce per farsi
segnale dell’incontro.
Che ci sarà, vedrai – lei mi ammoniva.
Ora potrei provarmi a dirle
va bene, ci sarà: resto in attesa…

*

La barca capovolta
e l’estate è finita

(a un tratto dà di volta
così la nostra vita,
così annuncia il commiato
nella tarda stagione
il gabbiano calato
a fiore del sabbione)

 

Giuseppe Rosato (Lanciano, 1932) ha insegnato Lettere e lavorato per la RAI, collaborando a varie rubriche. Ha pubblicato numerose raccolte di versi in lingua e in dialetto, tra cu si ricordano L’acqua felice (1956), L’inganno della luce (2002), La distanza (2012), Ecche lu fredde (1986), La ‘ddore de la neve (2006), E’ tempe (2013). Ha ottenuto premi letterari, dal “Carducci” (1960) al “Pascoli” e “Frentano d’oro” (2010).

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