WEEK END – “Le mani” di Zechini e Di Bonaventura

                                                                                      Tu non sei più vicina
                                                                                      a Dio di noi;
siamo lontani tutti.
Ma tu hai stupende, benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno.
Io sono il giorno, la rugiada,
ma tu, tu sei la pianta.
(R. M. Rilke)

 

di Michele Bordoni

Se c’è qualcosa di inedito nel messaggio dell’Annunciazione che Rilke immagina essere
pronunciato dall’Angelo troppo grande, a stento contenuto dalla piccola e solitaria stanza di
Nazareth, questo è sicuramente l’emergere, il germogliare dalla terra-manto della Vergine, delle sue
mani “stupende, benedette”, che per un attimo dimenticano l’impossibilità della distanza fra
creatura e creatore e sembrano – quel “ma” del quarto verso – approssimarsi al gesto della
creazione, essere pianta e linfa, forza e fatica che nascono dal suolo per un’ipotesi di contatto.
In un periodo che vede questo contatto essere negato, chiuso nei limiti più che angusti delle nostre
quattro mura o, ancora più stingente, di un manto che è quello del lattice dei guanti, le mani, le
nostre mani, chiedono un’apertura che sia al contempo creazione e presa, legame e costruzione.
Non sembra pertanto fuori luogo che il progetto Le mani di Roberto Zechini (chitarrista, compositore e docente di chitarra jazz) e Daniele di Bonaventura (compositore, bandoneonista, pianista), che qui si presenta, abbia come scopo la trasformazione della creazione tattile e musicale in qualcosa che vada oltre l’ascolto di un album di musica jazz. Il duo infatti, impegnato nella fase finale della produzione e del mixaggio dell’album Ave terra (registrato in trio con Alberto Ricci al basso e prodotto da Il Circolo di Ave e che a giugno verrà pubblicato e distribuito), è stato, come tutti, bloccato dall’emergenza sanitaria del COVID-19, che ha costretto nelle proprie abitazioni i due musicisti. In questa situazione, mentre Ave terra veniva ultimato, quasi per un impulso opposto alla quarantena, altro materiale è stato prodotto e suonato, registrato e mixato dai due compositori. Le mani, più che una costola di Ave terra, nasce come un’opera a se stante, e, come tutte le opere d’arte, contiene in sé il senso di urgenza e necessità, di precarietà e di limite che ci rende umani.

Per questo, rafforzando il senso di appartenenza di un suono che è anche voce, e quindi corpo, e quindi spazio, il duo ha deciso di devolvere il ricavato della vendita dell’album Le mani alle famiglie del comune di Camerino (MC), colpito – come si ricorderà – dal terremoto del 2016 e, ora, dalla pandemia. Un progetto che va oltre il confine della sua etichetta di
“album musicale”, e si fa stretta di mano, abbraccio che coinvolge anche altri artisti, tra cui Andrea Rotili (il fotografo del jazz) e il poeta marchigiano Massimo Gezzi, che appare nel primo brano del cd con la lettura di questi suoi versi:

Il miracolo è che il cielo
non scivola di un dito,
che il mare non trabocca
nella conca su cui pende.
Questi colori,
che in un piano segreto della mente
sono cose,
legano il nostro corso
a uno stupore che continua.
Perciò dovete accorgervi
che è tardi
che c’è da condividere
il pane del linguaggio,
la forza, la fatica.
Stiamo nel minimo tempo di un’eclisse.
Bisogna partire una volta per sempre.

 

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