Bestiario delle emozioni

di Francesco Cangioli

Bestia centosessantaseiesima

La Proiezione, figlia del Giudizio, divide i grumi di oscurità che le turbinano nel petto dalle fibre di luce che la compongono. Li afferra e li sospinge verso la bestia più prossima a lei. Così, aggrappati a un’altra creatura, quei coaguli misconosciuti non le appartengono più. Ma l’incantesimo sbiadisce in fretta: essa distoglie lo sguardo e il buio torna a rannicchiarsi nelle sue viscere. Chi avrà il coraggio di ricongiungere il giorno alla notte, di scovare in quelle piccole tenebre delle minuscole stelle?

Bestia centosessantasettesima

La Dedizione raccoglie se stessa e si consegna, con occhi risoluti e zampe ben dritte, alla bestia che ha deciso di servire. Ogni fibra del suo manto perlaceo è tesa verso di essa: nessuna delle sue cellule si oppone allo slancio. Ha scelto la propria battaglia e combatterà per vincerla. Non sarà una schiava inerme, ma una guerriera padrona delle proprie orme.

Bestia centosessantottesima

La Fragilità è un’antilope di cristallo circondata da giganti di granito. Si ritrae dal sole per paura che il suo brillio la tradisca: come non temere di andare in frantumi, di ridursi a un cumulo di cocci? Vive nell’ombra e prega che la sua trasparenza la renda invisibile. Eppure è attratta dalla luce, e la stessa luce è attratta da lei, che non ne ostacola i raggi, ma li rifrange cambiandone la traiettoria, aggiungendo un imprevisto ai loro destini lineari.
L’antilope sporge appena il muso oltre il masso che la nasconde e subito scintilla. La marcia dei giganti s’interrompe ed essa esce allo scoperto.
Quale potenza abita la Fragilità, due corna di cristallo capaci di arrestare un esercito di titani? Potranno accoglierla o schiacciarla, ma se la schiacceranno non resterà altro che l’insondabile durezza della roccia.
Niente brillerà più.

Bestia centosessantanovesima

L’Intransigenza ringhia al centro del sentiero, le pareti dirupate dei monti le sfiorano i fianchi. Socchiude gli occhi di cobalto e fissa chiunque ambisca a passare. Lo scintillio delle sue zanne è un monito per gli avventori: nessuno percorrerà la via che si dispiega alle sue spalle. Come uno spartiacque che divide il possibile dal proibito, il mastino nero si erge immobile, con l’ampio petto all’infuori e le zampe salde a terra. Non si sposterà.

Bestia centosettantesima

L’Estasi fluttua al disopra del suo stesso corpo. Tutto è distante: la terra, il ruscello, i ginepri carichi di bacche, le nuvole, il sole, i suoi occhi fisici spalancati in direzione del niente. Il mondo è una foschia che la cinge come ovatta e lei è un torpore fatto bestia, un formicolio beato sospeso in un luogo che il Pensiero non può toccare. Si ricongiunge all’energia che abita ogni creatura, si abbandona al suo flusso, trasalisce.
Gli occhi fisici dell’animale steso al suolo tornano a vedere: l’erba fluttua nel vento.
Non ricorda niente.

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