Bestiario delle emozioni

di Francesco Cangioli

Bestia centottantaseiesima

La Sottovalutazione ha davanti a sé un alberello minuto: sui suoi rametti svolazzano uccellini microscopici e si arrampicano scimmiette grandi come pulci.
La bestia si volta di lato: un rivolo d’acqua serpeggia giù da un mucchietto di terra bruna su cui sono piantati tronchi simili a spilli.
Un avvoltoio piccino picciò pigola sopra di lei. La sua sagomina si staglia contro il disco del sole come la pupilla di un gattino sull’iride gialla. Lo lascia perdere e zampetta verso il rigagnolo per bagnarsi le labbra. Fa un passo e… splash! È tutta fradicia. Come ha fatto a cadere in un rivolo più piccolo del suo stesso corpo? Salta fuori dall’acqua e si scuote per asciugarsi il pelo.
Il pigolio le riecheggia sopra la testa. La Sottovalutazione alza il naso al cielo: la sagoma è più ampia, adesso si distinguono bene le alucce, gli occhietti, un becco ridicolo e due zampine ripiegate sotto la pancia.
Lei ridacchia e riprende a trotterellare. Una botta tremenda la tramortisce, qualcosa di acuminato le afferra le spalle e la solleva per aria. Uno stridio d’avvoltoio le risuona sulla testa.
Quell’uccellino le sembrava così piccolo!

Bestia centottantasettesima

La Trascuratezza poggia la zampa a terra e una fitta le s’irradia fino al ginocchio. Guaisce per il dolore e solleva la zampa davanti al proprio naso: la scheggia di metallo è penetrata in profondità e il sangue che zampilla dalla ferita le tinge il pelo di rosso. Si lecca con la punta della lingua: in qualche modo guarirà.
Zoppica fino al tronco  di un olmo. Il terreno ai suoi piedi è fangoso e maleodorante, ma lei si lascia cadere tra le radici. Ha il ventre morso da crampi feroci e la bocca asciutta.
Un nugolo di mosche le ronza attorno e si posa sui margini slabbrati della ferita, ma la Trascuratezza rimane immobile e chiude gli occhi.
Gocce di pioggia gelida crivellano il suo corpo stanco.
Non le importa. Non le è mai importato niente.

Bestia centottantottesima

La Condivisione afferra il caco poggiato ai suoi piedi e lo spezza a metà. La polpa vischiosa le tinge le dita di arancione. Lei si lecca l’indice e mugola di piacere.
Il suo stomaco gorgoglia cupo reclamando l’intero frutto zuccherino, ma la bestia se ne passa una metà nel piede prensile, si issa su un ramo e si siede di fronte a un’altra scimmia. Le porge un pezzo di caco e grida per incitarla a mangiare.
Addentano ciascuna la propria metà. Il ventre della Condivisione smette di brontolare: si riempie di frutta e, nel cantuccio che il caco non riesce a colmare, sono gli occhi ambrati dell’altra scimmia a riempirlo. Entrambe si nutrono d’acqua, zucchero e gratitudine.
Per quanto i pomi scarseggino, loro non sono sole.

Bestia centottantanovesima

La Quiete riposa distesa su una roccia. Il torrente mugghia trascinandosi a valle e schiaffeggia la pietra con dita di spuma. Lei resta immobile, con gli occhi socchiusi, ed emette un gracidio lento e prolungato, attingendo a tutta l’aria che le riempie la sacca vocale. Canta l’immobilità, la roccia umida sotto le sue zampe palmate, il venticello tiepido che la sfiora appena.
Non è indifferente al destino dell’acqua e di tutte le creature che la abitano: precipitare a valle, sempre più lontane dalla sorgente in cui nacquero. Tuttavia, la Quiete è immune alla fretta del torrente. Si muoverà a suo tempo, scegliendo il passo e le fermate successive. Così, quando giungerà a valle, il suo corpo di rana potrà dirsi soddisfatto della discesa.

Bestia centonovantesima

L’Eccitazione s’impenna sulle zampe posteriori e agita gli zoccoli per aria. Scariche elettriche si diramano dai crini sparsi al vento e crepano l’aria umida. Lei nitrisce e la valle risponde al suo richiamo con un’eco.
Gocce di pioggia calda le bagnano il muso e le scivolano ai lati delle froge.
La cavalla sbuffa emanando una nuvola di vapore lattescente. Un brivido le si allarga sulle spalle e si precipita giù per la groppa, fino alla base della coda. Lei spalanca la bocca, tende la lingua oltre i denti e crolla a terra. Il suo ventre formicola, il respiro rallenta e la pioggia cessa.

 

Immagine in evidenza: Frog Portrait Illustration by tubik.arts

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